Mindfulness sviluppare resilienza ai tempi del Corona virus

Negli ultimi mesi gran parte dell’umanità si è trovata dinnanzi ad avvenimenti che mai avrebbe immaginato potessero accadere in quest’ epoca di progresso tecnologico. L’abbattersi improvviso della pandemia su scala globale ha scosso le fondamenta del mondo così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi. Tutte le nostre certezze, le nostre convinzioni e il nostro modo di percepire e vivere in questo pianeta stanno subendo una radicale messa in discussione, il modello di vita della nostra evoluta società mostra la sua caducità. Il cambiamento che si è innescato, intacca la sfera esistenziale di ciascuno di noi e allora viene da chiedersi come intendiamo proseguire la nostra vita su questo pianeta, oggi che tutto è incerto, tutto è in discussione dal sistema sociale, economico a quello geopolitico.  I modelli di riferimento vanno rivisti e ripensati.  Quelli a cui siamo abituati all’improvviso sembrano aver perso il loro valore e la loro consistenza; da più parti si avverte la necessità di sostituirli con modelli “più virtuosi” che prendano in considerazione la natura profonda e spirituale dell’essere umano piuttosto che l’aspetto materiale e di profitto.

Questo scenario ha naturalmente le sue ricadute sugli aspetti psicologici di ognuno di noi. La sfida è riuscire a rimanere centrati, saldi e forti per poter affrontare le difficoltà che si paventano nelle nostre vite. L’umanità della parte occidentale del mondo fino ad oggi ha vissuto in un limbo, ha dimenticato in qualche modo la difficoltà dello stare al mondo, del lottare contro fame, malattie, guerre etc… Questo modo di vivere ci ha disconnessi dalla nostra natura umana e biologica offuscando le nostre menti con un velo di illusoria onnipotenza. La terra e la sua biodiversità oggi ci richiama alla realtà oggettiva dei fatti, di questo mondo non siamo padroni ma ospiti.

La domanda a questo punto è come affrontare quello che abbiamo davanti riuscire cioè a tollerare e affrontare i cambiamenti che ci vengono imposti dalla pandemia? Come riuscire a lasciar andare quello che siamo stati e cogliere l’opportunità di essere qualcosa di meglio? Come poter imparare a divenire capaci di tollerare e vedere chiaramente le cose in modo da affrontarle con serenità, lucidità e solidarietà? Per rispondere a queste domande ci vengono in aiuto alcune forme di meditazione come la mindfulness .

In verità quello che oggi ci viene chiesto è di essere quanto più resilienti possibile. La resilienza è la capacità di affrontare e superare una difficoltà. Potremmo meglio definirla come la forza che ci consente di essere meno spaventati dall’ incertezza e più capaci di vivere in situazioni precarie e difficili.

Come sviluppare resilienza?  Divenire resilienti è in un certo senso il tentativo individuale di auto trasformazione tramite il quale poter operare un cambiamento in senso evolutivo. Per fare ciò, lo sforzo deve essere diretto a modificare le sovrastrutture psichiche fisse formatesi dall’ accumularsi di condizionamenti, identificazioni, dall’ atteggiamento di avversione verso le esperienze emotive dolorose e dall’ attaccamento agli oggetti percepiti come unica fonte di piacere. La nostra vita psichica è infatti condizionata da questi meccanismi di funzionamento. E’un fatto innegabile che siamo costantemente occupati a respingere dalla nostra coscienza ciò che ci arreca sofferenza, impiegando una enorme quantità di energie, ed è altrettanto innegabile che siamo costantemente mossi alla ricerca di piacere e di qualcosa che ottunda la visione delle cose cosi come sono. Nella visione del buddismo da cui muovono i principi teorici della mindfulness, l’avversione e l’attaccamento sono comportamenti responsabili di una percezione alterata della realtà che non viene colta così com’è.  La realtà è infatti determinata da una sua caratteristica intrinseca, quella cioè di essere impermanente. L’ impermanenza è una legge di natura, cioè un dato di fatto: gli oggetti del mondo sono soggetti a continui mutamenti e trasformazioni, al nascere e al morire. La nostra tendenza è quella di etichettare e categorizzare gli oggetti della nostra percezione, attribuendo ad essi un senso “positivo” o “negativo”. Questi processi mentali ci discostano dal permetterci di vedere le cose per quello che sono, cioè fenomeni. In questi termini la resilienza nasce dallo sviluppare la capacità di cogliere la realtà per quello che è, scevra da preconcetti e forme di avversione o attaccamento.  La meditazione ed in particolare la mindfulness (forma occidentalizzata dell’antica pratica di Vipassana) ci aiuta a sviluppare in noi una visione chiara e profonda della realtà, che diviene terreno solido per ergere le basi di una capacità resiliente. La mindfulness, attraverso la sua pratica, ci permette di entrare in rapporto con i fenomeni in maniera differente, cioè osservandoli senza giudicarli nel loro accadere, momento dopo momento.

 

Pratica e resilienza

Uno degli esercizi basici è quello della pratica seduta di osservazione del respiro. Seduti su un cuscino ad occhi chiusi ed immersi nel silenzio, portiamo attenzione all’ accadere, attimo dopo attimo, del respiro in alcune parti del corpo, come ad esempio le narici o la pancia. Nel rivolgere l’attenzione in maniera costante al respiro ci accorgeremo presto del manifestarsi dei fenomeni mentali e perseverando nel sostenere l’attenzione, pian piano permettiamo al nostro “Io”, di disidentificarsi da questi processi mentali (comunemente pensieri). La disidentificazione ci fa accedere ad una prima comprensione: i processi mentali hanno essi stessi una natura impermanente, cambiano continuamente. Lentamente diventiamo testimoni di un fluire incessante di pensieri e, non lasciandoci coinvolgere, ne cogliamo la loro natura di meri fenomeni psichici. Questo processo se allenato con costanza porta ad un senso di presenza e calma mentale che ci accosta maggiormente alla natura profonda del sé e permette alla mente di avere un funzionamento più limpido e chiaro. Trasponendo alla vita di tutti i giorni questa comprensione, iniziamo a cogliere gli avvenimenti per quello che sono: avvenimenti ineluttabili del fluire dell’esistenza verso i quali provare avversione o attaccamento è un’operazione costosa in termini di salute e benessere. Se impariamo a cogliere le cose per quello che sono anche la nostra angoscia difronte ad eventi come la pandemia ne risulta attenuata poiché ne comprendiamo la natura impermanente cioè il suo avere un inizio e una fine. Una mente libera dall’ angoscia e una mente più forte, in grado di reagire meglio alle avversità e quindi più resiliente.

L’invito che faccio è quello di sperimentare almeno per 10 minuti questa pratica così da familiarizzare con essa. Ci si accorgerà che ben presto, spontaneamente, nascerà il desiderio di prolungare lo stato meditativo.  In poco tempo sarà possibile cogliere gli effetti benefici e la sensazione di calma e di equilibrio mentale.

L’argomento che ho trattato in questo articolo è molto più complesso di quello che appare. Con queste poche righe, ho voluto dare un semplice spunto di riflessione e magari accendere la curiosità di chi le leggerà. Molti dei concetti presenti, cercherò di approfondirli in successivi articoli.

Facebooklinkedin